Chi siamo

martedì 18 gennaio 2011

SEI FORTE, PAPA'!


Quando mi pungi con la barba e i discorsi da uomo, ma poi mi asciughi le lacrime a colpi di baci, sei forte papà!

Quando giochiamo alla lotta, ma un attimo dopo andiamo a preparare la cena, sei forte papà!

Quando abbracci la mamma che rientra dal lavoro e le dici che è bellissima, anche se sembra una appena investita da un camion, sei forte papà!

Quando mi leggi le favole e fai la vocina di Biancaneve, quando mi spieghi perché il cielo è blu pure se è la milionesima volta che te lo chiedo, quando ti alzi la notte, ubriaco di sonno, e cacci via i mostri a ciabattate, sei forte papà!

Quando dici orgogliosamente: “Questo è mio figlio!” e non: “ ’sto gnomo me l’ha prestato qualcuno…” anche se sono vestito di viola, sei forte papà!

Quando mia sorella ti mette il rossetto, esci e scordi di toglierlo, quando apri la ventiquattrore e davanti ai colleghi tiri fuori senza vergogna un fascicolo e un pupazzetto di Hello Kitty, quando dimentichi di essere un maschio, ma ti ricordi solo di essere una bella persona, sei forte papà!

Quando al mattino rincorri per casa la nana che dorme in camera mia, la prendi in braccio e la fai volare in aria e poi ci metti un’ora per farle le treccine tutte storte, sei forte papà!

Quando andiamo al supermercato e facciamo le corse con i carrelli, quando vai di fretta ma alla cassa fai passare avanti le vecchiette, quando ti dimentichi di comprare il latte e dobbiamo rimetterci in coda, sei forte papà!

Quando mi porti dal pediatra, mi tieni la mano perchè ho la febbre e chiacchieri con gli altri padri di cacche mollicce e non della Nazionale, sei forte papà!

Quando mi dici che essere uomo non è un privilegio, ma un semplice dato di fatto, quando ti commuovi davanti a un tramonto, quando culli la nana che non vuole dormire mentre ti radi la faccia, sei forte papà!

Quando qualche cretino ti prende in giro perché lavi i piatti, quando la gente si stupisce se a nuoto mi ci porti sempre tu, quando qualcuno ti chiede spiegazioni e tu rimani zitto, perché non c’è proprio nulla da spiegare, sei forte papà!

Sì, sei forte papà, perché mi insegni che la vita non è fatta di ruoli, ma di persone, che si può essere uomini senza essere guerrieri, che la tenerezza è spruzzata anche d’azzurro, e non solo di rosa, che l’amore è circoscritto in un arcobaleno compreso fra una mamma e un papà, e che nel mezzo, a godere di tutti quei colori, ci sono i bambini.

lunedì 10 gennaio 2011

LE FIABE


Avete un bambino che la sera non vuole andare a dormire neanche con una flebo di Tavor ben avviata in vena? Il consiglio più comune, gentilmente offerto da chi ha figli affetti da narcolessia irreversibile, è quello di raccontare una fiaba fino a quando sicurameeeente il piccolo sprofonderà in un sonno tranquillo. Un sonno tranquillo?!? Ma le avete mai lette le favole? Pensate sul serio che raccontare ai bambini quel genere di storie possa conciliare il sonno e addirittura assicurare un riposo sereno?

Citiamo, ad esempio, la favola di Pelle d’Asino. Narra di una principessa rimasta orfana in tenera età. La madre, una donna di rara avvenenza, in punto di morte fa promettere al re di risposarsi soltanto a patto di trovare un’altra moglie bella quanto lei. Dopo il trapasso, il re viene preso da una depressione acuta. Non riesce a trovare nessuna donna graziosa come la moglie defunta. Un bel giorno si accorge che la figlia, ormai adolescente, somiglia alla madre come una goccia d’acqua e viene colto da un dissennato desiderio di sposarla. La figlia, per fuggire alla follia del re, chiede aiuto alla fata madrina, che le consiglia di accettare il matrimonio a patto che egli riesca ad esaudire dei desideri impossibili da realizzare. Il re riesce a soddisfare tutte le sue richieste, chiaramente: la stessa sfiga che scorazza nei cartoni animati la fa da padrona anche nelle fiabe. L’ultima carta da giocare per salvarsi dal suo insano volere è chiedergli di uccidere il suo asino preferito e di regalarle la sua pelle. Nonostante il somaro sia in grado di trasformare l’acqua in monete d’oro, il re non esita a far uccidere e scuoiare il povero animale. Ovviamente. La ragazza, allora, fugge lontano, indossando la pelle d’asino in modo da non farsi riconoscere da nessuno; poi, trova lavoro in una fattoria come guardiana di porci e vive per anni nascosta come una delinquente. Il suo unico conforto è dato dall’indossare, lontana da occhi indiscreti, i gioielli e gli splendidi vestiti che ha portato con sé al momento della fuga.
Malgrado il finale a lieto fine (il solito principe azzurro che la salva e se la sposa) la fiaba contiene nell’ordine:

1) La consueta dipartita precoce di uno dei genitori (nello specifico: la mamma, fa più audience).
2) Il concetto di vanità.
3) La follia portata dalla depressione.
4) L’incesto.
5) La violenza sugli animali.
6) L’esilio.
7) Il mito del principe azzurro (un personaggio capace di rovinare l’esistenza delle donne dalla preadolescenza alla menopausa).

Diteci, ora: questi sono argomenti da snocciolare con serenità mentre si tenta di far addormentare un bambino? A sentire queste storie verrebbero gli incubi anche a noi, che non abbiamo più tre anni da un pezzo… ma le tematiche inquietanti non finiscono qui. Le fiabe ne nascondono diverse, ce n’è per tutti i gusti. Come per i personaggi dei cartoni animati, anche alle varie Cenerentola e compagnia bella la vita non regala nulla. Il requisito fondamentale per essere un personaggio da fiaba è quello di aver perso entrambi i genitori o, nella migliore delle ipotesi, di vivere in condizioni di schiavitù sotto le grinfie di matrigne crudeli. Possibile che i papà delle fiabe, solitamente facoltosi mercanti o sovrani di territori smisurati, capaci di gestire immense ricchezze, si rincoglioniscano improvvisamente tanto da non riuscire a trovare una seconda moglie decente?

Perché le principesse rimangono orfane di madri bellissime, dolcissime e amorevoli e, prima ancora di riuscire a metabolizzare il lutto, devono per forza ritrovarsi in casa delle orribili megere, che sarebbero pronte ad uccidere le figliastre a roncolate senza provare il minimo rimorso? Va bene che senza un pizzico di sofferenza in più la fiaba non riuscirebbe ad intrecciare una trama avvincente, ma perché dipingere questi poveri padri come dei deficienti e, soprattutto, perché decidere sempre di far fuori le mamme?

Altra qualità essenziale per essere un personaggio da fiaba è quella di essere povero o di avere genitori (nel caso più unico che raro in cui siano ancora vivi) che, non potendo permettersi il tuo mantenimento, decidono di sperderti nel bosco. Ma non un bosco comune, noooo! Mammina e papino scelgono con cura una foresta fittissima di alberi tutti uguali, con un dedalo di sentieri intricati e un fiume non navigabile che non ti consentiranno mai di ritrovare la strada di casa. Pollicino e i suoi fratelli ne sanno qualcosa, ma anche Hansel e Gretel, fra un’iniezione d’insulina e un’altra, potrebbero raccontare la loro…

Le foreste, anche se vengono utilizzate per abbandonarci i bambini, sono luoghi meravigliosi, popolati da uccellini cinguettanti, teneri cerbiatti dagli occhi di velluto, fiorellini multicolore e funghi a pois; ma sono anche dimora abituale di orchi puzzolenti, gnomi dispettosi, trolls dall’aspetto orrendo, lupi malvagi golosi di bimbe e nonne sprovvedute. Quindi, ricapitolando: se vivi nelle fiabe sei orfano, povero, maltrattato dalla matrigna, alla costante ricerca della strada per ritornare a casa, inseguito da lupi, orchi e gnomi malefici. Se sei un tipo davvero fortunato, potresti anche assistere in diretta allo sparo che rende orfano Bambi o al taglio cesareo del lupo cattivo che dona nuova vita a Cappuccetto Rosso e alla Nonna.

Se sei il personaggio di una fiaba, sei destinato, prima o poi, ad una lenta morte per denutrizione. Non puoi mangiare il risotto con i funghi perché sono avvelenati, non ti puoi avvicinare alla casetta di zucchero e marzapane perché ci abita la strega cattiva, non puoi addentare le mele rosse altrimenti cadi stecchito e vegeti in una bara di vetro a sperare che alla fine passi di lì un principe pomicione a salvarti dal sonno eterno.

Quindi, ricapitolando, sei orfano, povero, maltrattato, alla ricerca della strada per ritornare a casa e senza tom tom sono cacchi, inseguito da loschi personaggi, testimone di pratiche truculente e anche perennemente affamato. Eccheccavolo! Alla faccia del sonno tranquillo!

mercoledì 5 gennaio 2011

IL COCCODRILLO COME FA? VE LO DICIAMO NOI!


Oggi tutti insieme
cercheremo di imparare
come fanno per parlare
fra di loro gli animali.
come fa il cane? bau bau
e il gatto? miao
l' asinello? hi hoo hi hoo
la mucca? muuuuu...!!!
la rana? cra cra
la pecora? beee...!!!
e il coccodrillo?...
e il coccodrillo?...
BOH!!!

Delizioso questo tormentone, veroooooo?
In pole position nella top ten della baby dance, sono ormai anni che il fantomatico verso del coccodrillo incuriosisce grandi e soprattutto piccini.
In occasione dell’imminente arrivo della Befana, Bambini al Potere! ha in serbo per voi un regalo speciale: la soluzione a un mistero glorioso che, ne siamo straconvinti, non vi fa dormire la notte.

Dopo un' accuratissima ed estenuante ricerca in rete, siamo orgogliosi di svelarvi che il coccodrillo non è muto, ma trimbula.
Emette versi a frequenze ultrabasse praticamente non percepibili all’orecchio umano, ma ciò non significa che non abbia nulla da dire. I maschi in calore, poi, emettono un’ampia gamma di suoni simili a colpi di tosse e si mettono in mostra grazie al “clap clap" scattoso delle mascelle, sperando così di irretire qualche coccodrillina compiacente.

I piccoli emettono richiami simili a miagolii all’interno delle loro uova per attirare l'attenzione della mamma e lei, solerte, accorre con l’amore che soltanto una madre riesce a tirare fuori, squamosa o non.

Ecco, cari mamme e papà, da oggi grazie a noi potrete stupire i figli con la vostra onniscienza: far divertire i bambini è la nostra missione, salvaguardare l’equilibrio psicofisico dei genitori subissati dalle domande impossibili dei pargoli curiosi il nostro vanto!

martedì 4 gennaio 2011

A NOI PIACE IL CARBONE!



Conosciamo tutti la vecchia signora che a breve verrà a farci visita celando il suo insindacabile giudizio sulle nostre buone (o cattive) azioni in una calza: cioccolatini e caramelle ai bravi bambini, carbone ai piccoli terroristi. La Befana, vista l’età avanzata, difficilmente mette mano al piccone per punire i monelli delle loro malefatte, e quindi preferisce la soluzione più pratica per una donna della sua età: ordinare in pasticceria un valido e decisamente più gradito surrogato. Alzi la mano chi non si è ritrovato con piacere a sgranocchiare il delizioso e durissimo carbone di zucchero, quello con un vago retrogusto di menta, quello che tinge il faccino e le mani di nero e che, con qualche sapiente leccatina, sparisce dalle dita assieme alle nostre innocenti bricconate?

Conosciamo tutti la Befana, questo è certo, ma probabilmente siamo in tanti ad ignorare l’origine "cristianizzata" della sua figura. Si narra che i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una signora anziana. Malgrado le loro insistenze, affinché li seguisse per far visita al piccolo, la donna non li accompagnò. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.

Ma la Befana è anche una figura della tradizione agraria pagana relativa all'anno trascorso, ormai pronto per rinascere come anno nuovo. Difatti rappresenta la conclusione delle festività natalizie come interregno tra la fine dell'anno solare (solstizio invernale, Sol Invictus) e l'inizio dell'anno lunare.L'aspetto da vecchia sarebbe dunque una raffigurazione dell'anno appena trascorso: una volta davvero concluso, lo si può bruciare così come accadeva in molti paesi europei, dove esisteva la tradizione di bruciare fantocci, con indosso abiti logori, all'inizio dell'anno. Il rogo più famoso in questo senso in Italia è il Falò del vecchione che si svolge a Bologna a Capodanno. In quest'ottica l'uso dei doni assumerebbe un valore propiziatorio per l'anno nuovo.

Dopo questa disquisizione didattica sulle origini della Befana, le signore impegnate nella lettura di queste righe salteranno subito ad alcune considerazioni: perché Babbo Natale è amatissimo da noi bambini mentre la Befana è vista come una giustiziera della notte? Perché il vecchietto di rosso vestito sfoggia un viso rubicondo e liscio come il culetto di un bebè, mentre lei ha il volto devastato dalle rughe? Perché lui viaggia comodamente spaparanzato su una slitta, mentre lei è costretta a svolazzare in bilico su una scopa di saggina? Perché lei è vestita di stracci e invece lui indossa un caldo vestito di velluto a difenderlo dal freddo polare? Perché nessuno ha mai pensato di dar fuoco a Babbo Natale, mentre lei viene abbrustolita su uno scoppiettante falò senza troppi rimorsi? E soprattutto: perché Babbo Natale dispone di valorosi aiutanti, mentre lei deve fare tutto da sola?

Mmmmmmmmh… Non vorremmo scadere in valutazioni squisitamente sociologiche, siamo ancora troppo piccoli per questo, ma avvertiamo una leggerissima componente misogina in queste due fantastiche figure. Non è accertato che la Befana, una volta espletato il suo compito, dia anche una spazzatina al caminetto prima di volare via, ma non escludiamo a priori che lo faccia. In fin dei conti, nessuno di noi l’ha mai incontrata di persona per smentire questa ipotesi.

Caro Babbo Natale,
siamo decisamente in ritardo per la rituale letterina dei desideri, ma valuta questa richiesta per l’anno che verrà: sarebbe un gesto sicuramente cavalleresco da parte tua mettere a disposizione della vecchia collega qualcuno dei tuoi potenti mezzi per agevolare il suo duro lavoro. Collaborereste in modo produttivo alla nostra felicità, esattamente così come dovrebbero fare una mamma e un papà. Per quest’anno ormai è andata, ma per il prossimo prometti di farci un pensierino?

I Bambini del Pianeta

lunedì 3 gennaio 2011

GIVE AWAY PLAYHOUSE DISNEY LIVE – GENOVA

Prosegue il Playhouse Disney Live, da novembre 2010 nelle migliori città italiane, uno spettacolo divertentissimo durante il quale i bambini possono scatenarsi al ritmo di musica con Mannie Tuttofare e i suoi simpatici strumenti, battere le mani con i Little Einsteins, saltellare con Tigro, Winnie the Pooh e tutti gli amici del Bosco dei Centro Acri. Con Playhouse Disney Live è rigorosamente vietato starsene buoni buoni su una sedia!

Se sei amica di Zero6 potrai usufruire dello speciale sconto del 10% sull’acquisto dei biglietti, basta registrarsi qui: http://www.zero6.eu/registrati.php

Oggi Bambini al Potere! regala a un fortunato vincitore 4 biglietti per lo spettacolo di Mercoledì 5 Gennaio – ore 19:00 presso il Vaillant Palace di Genova.
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Martedì 4 Gennaio alle ore 16:00 comunicheremo il nome del vincitore